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Ammortizzatori di sterzo – sterzo frenato per andare più forte

Perchè sulle moto di prestazioni più elevate si impiegano ammortizzatori di sterzo e quali sviluppi hanno subito negli ultimi anni?

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Qui sopra un Ohlins con struttura tradizionale, posizionato tra manubrio e serbatoio.

La funzione di questi dispositivi è nota a tutti i motociclisti: servono a smorzare le oscillazioni dello sterzo che si possono innescare in certe condizioni. Ad esempio, quando la ruota anteriore incontra una piccola irregolarità del fondo stradale, specialmente se la moto è in fase di accelerazione. Il fatto che questi dispositivi vengano montati quasi esclusivamente sui modelli più performanti, ha diverse motivazioni. Tanto per cominciare, si tratta di moto destinate ad essere impiegate molto sportivamente, se non proprio al limite (almeno nella maggior parte dei casi).
In secondo luogo, questi mezzi hanno la forcella piuttosto “in piedi”; in altre parole, l’angolo di inclinazione del cannotto di sterzo è decisamente ridotto e anche l’avancorsa è generalmente contenuta. A questo si deve aggiungere che il pilota dispone di ben poca “leva”; al posto
di un manubrio di una certa larghezza, vi sono infatti due stretti semimanubri. Un ammortizzartore di sterzo di tipo tradizionale ha una struttura e un funzionamento assai semplici: il “corpo” è costituito da un cilindro idraulico all’interno del quale è piazzato un pistone, munito di fori calibrati, solidale con uno stelo passante. Ogni movimento di quest’ultimo (che è collegato alla forcella) viene frenato, in una misura che dipende dal diametro dei fori del pistone e dalla viscosità del fluido.

Gli ammortizzatori delle ultime generazioni sono però spesso notevolmente più raffinati. Quelli con serbatoio posto a lato del cilindro principale sono in grado di “compensare” la dilatazione del fluido a caldo. Esiste anche la possibilità di regolare l’azione smorzante. In alcuni ammortizzatori di tipo rotativo, molto compatti, la regolazione viene addirittura effettuata elettronicamente, in modo da assicurare una maggiore frenatura quando più occorre, ovvero alle alte velocità. 

LO CHIAMAVANO “FRENASTERZO”
La struttura dei primi ammortizzatori di sterzo era decisamente rudimentale. Essi erano infatti costituiti da un paio di dischi di cuoio o di sughero, che venivano serrati con forza maggiore o minore da una vite che attraversava il perno di sterzo per tutta la lunghezza e che terminava superiormente con un pomello o con due “alette”.
Un disco era solidale col cannotto mentre l’altro ruotava assieme al perno di sterzo. L’efficacia è facilmente immaginabile…
AZIONE DIFFERENZIATA
Alcuni dei più recenti ammortizzatori di sterzo agiscono solo quando la ruota
si allontana dalla posizione di marcia rettilinea e non durante il movimento di ritorno, che risulta così agevolato. In altre parole, frenano le oscillazioni quando lo sterzo ruota verso l’esterno in un senso nell’altro, ma non mentre sta tornando in posizione “neutra” (se questa viene superata, l’azione frenante ovviamente ricomincia).  

About TDM Staff

Sono un motociclista a tempo pieno. Adoro condividere le mie esperienze scrivendo articoli sul web grazie anche alla collaborazioni di realtà importanti nel settore. Fin da bambino ho sempre sognato di fare qualcosa a contatto con le moto, e ora eccomi qua a condividere la mia passione più grande. Con Voi.

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